Quest’anno cade l’anniversario della nascita della nostra azienda. Una ricorrenza che raggiungiamo con la consapevolezza di tutto quello che ci lasciamo alle spalle, acceso da una punta di entusiasmo per quello che ci aspetta.
Nel 2006 la logistica era una questione di spazi fisici, tempi ben definiti e metodi precisi. Tutto era manuale, quasi artigianale.
Ora è un ecosistema di dati, tecnologie e sistemi che agiscono in tempi e spazi ridisegnati da momenti distensivi e intensivi. Questi momenti sono come venti che colpiscono una roccia e la modellano, la levigano fino a farla emergere diversa, con una superficie più morbida, nuova. Ma non tutto cambia. La base rimane la stessa: granito che ha imparato a reagire alla spinta dei venti, adattandosi.
Abbiamo pensato molto a come raccontare questi vent’anni.
Volevamo trovare un modo per includere tutte le persone che compongono, e hanno composto, la nostra realtà. Volevamo trovare un modo di raccontare una realtà, quella di Movinlog, che in questi anni ha saputo accogliere i venti, comprenderli e interpretarli, reagendo alle loro spinte grazie a tre costanti: il rigore, la struttura e le persone.
Abbiamo voluto dare un nome a questi vent’anni, un nome che sapesse disegnare e rappresentare quelli che siamo stati e quelli che siamo oggi. Qualcosa che rappresentasse le forze esterne e le propulsioni interne.
Questo nome è Venti di cambiamento.
Venti di cambiamento: più di un payoff
Venti per il numero, certo, ma anche per quelle forze che hanno caratterizzato il nostro lavoro quotidiano. Alcune ci hanno spinto attraverso rotte inaspettate, su rive inesplorate; altre invece hanno soffiato proprio dove avevamo previsto, gonfiando le nostre vele, limando gli angoli che ci servivano, portandoci dove volevamo andare.
Cambiamento perché nulla è immutabile. Ciò che rimane uguale a sé stesso è destinato a scomparire. Muoversi, innovare diventa determinante, soprattutto in un settore come quello della Contract Logistic, vibrante e dinamico.
I venti che hanno caratterizzato questi anni
La Contract Logistic è un sistema nervoso: sensibile agli andamenti globali, agitato da movimenti interni e soggetto a innovazione tecnologica costante. Ci sono però tre venti che hanno caratterizzato gli anni e che abbiamo vissuto direttamente sulla nostra pelle.
Digitalizzazione dei magazzini
L’avvento dell’industria 4.0 iniziata nel secondo decennio del 2000, è stato il primo passo verso lo scenario logistico che vediamo oggi. Ciò che prima veniva svolto manualmente, non esiste più. Dai fogli cartacei che seguivano le merci in magazzino, passando per gli SKU scritti a mano sulle scatole, fino alle biro nei taschini delle divise. Tutto questo è stato progressivamente sostituito da palmari, sistemi RFID e WMS da gestire
Come abbiamo reagito a questo vento?
Investire sulla formazione delle persone è stata la chiave. In un mondo che intorno a noi preferiva sostituire i dipendenti, abbiamo puntato su di loro. Perché investire su di loro significa investire in Movinlog stessa.
Un esempio di questo è la figura del capofiliale, quella che ha subito i cambiamenti più significativi. Con WMS evoluti, robotica collaborativa, AGV e RFID, il capofiliale non è più un supervisore operativo ma una figura che deve leggere KPI, integrare nuove tecnologie e guidare team con competenze ibride tecnico e manageriali. Una trasformazione di ruolo più che di mansione. Richiede competenze interamente nuove, che abbiamo gestito creando corsi di formazione dedicati e riunioni mensili con i capofiliale più lontani per conoscere criticità e problematiche.
L’era dell’e-commerce
Un altro importante cambiamento che ha caratterizzato il ventennio è stato l’avvento dell’e-commerce. Dopo il covid nel 2020 le vendite globali online hanno subito un’impennata con una crescita del 27% che si è assestato negli anni successivi fino ad arrivare a un +7% l’anno scorso.
Questo ha portato un ulteriore digitalizzazione del settore, seguita da una frammentazione degli ordini, in picking più piccoli e frequenti rispetto agli ordini tradizionali.
Un’altra conseguenza sono state le nuove aree interne: come le zone di imballaggio e la Reverse Logistics.
Qui il packaging riveste un ruolo importantissimo soprattutto sulla personalizzazione.
Come abbiamo reagito a questo vento?
Attraverso il nostro know-how. In Movinlog non abbiamo mai fornito semplicemente un magazzino e delle mani che lavorano, abbiamo portato una filosofia, una forma mentis da applicare a svariate situazioni. In questo modo adattarsi alla nuova spinta frammentata e veloce è stato naturale, intrinseco nel nostro modo di vedere la logistica. La flessibilità non è semplice di per sé, lo diventa quando c’è un metodo rigoroso dietro alle strutture e alle persone.
AI tra presente e futuro
L’era dell’AI è adesso. Secondo l’osservatorio Contract Logistic PoliMi, circa il 30% delle aziende italiane committenti ha attivi progetti di AI.
Un cambiamento radicale, di cui ancora non comprendiamo la portata. Le applicazioni sono potenzialmente senza fine: dalla previsione della domanda attraverso l’analisi dei dati, passando per ottimizzazione dei flussi con la gestione delle scorte e un’automazione documentale senza precedenti. La direzione è tracciata, ma non è priva di rischi
Come abbiamo reagito a questo vento?
Ancora una volta, la componente umana farà la differenza: gli strumenti vanno adottati dagli operatori, non il contrario. Investire su formazione e sicurezza sarà la sfida degli anni a venire, per incrementare quelle competenze necessarie per un uso consapevole dell’AI applicata alla logistica.
La qualità dei dati sarà una delle prime variabili da considerare perché modelli addestrati su dati incompleti portano a errori grossolani. Saranno le persone a occuparsi della pulizia dei cluster e della loro analisi, con un ruolo diverso da quello attuale, ma altrettanto rilevante.
Qual è quindi il riassunto di questi vent’anni?
Non c’è una formula magica. Ogni volta che si intuisce un cambio d’aria, una nuova folata, occorre agire e mettersi nelle condizioni di muoversi anche controvento. Nei momenti di difficoltà si deve far riferimento ai pilastri che rimangono invariati, le costanti dell’azienda, l’albero maestro della nave. Nei momenti a favore di vento invece è bello godersi la spinta e controllarla, per raggiungere quello che si vede davanti a sé.